Nightmares and Dreams

Pubblicato: 8 settembre 2011 in Uncategorized

Questo mio post arriva molto in ritardo e tra l’altro per una motivazione particolare: la mia volontà di creare una playlist LGBT, che spiegherò meglio nel prossimo post.
Sono qui a Roma da già due settimane, ed è una corsa ad ostacoli. E’ come essere in una stanza piena di finestre che fanno trafilare molta aria, dando un senso di libertà, ma allo stesso tempo questa stanza si anima e sbatte le imposte, e le finestre si chiudono tutte improvvisamente e rimane il buio.
Il primo giorno non era nemmeno una stanza, ma un bunker pieno di terrore e quella paura ha iniziato a divorarmi le carni, lasciando le ossa a marcire e le lacrime a lavarne i pavimenti. Non provavo certe sensazioni da anni. Rimorsi, paura di aver sbagliato, quasi voglia di andare via ma allo stesso tempo la volontà di restare era troppo forte. Non potevo, dovevo farcela con le mie forze.
Il secondo giorno è andato meglio, specialmente in serata dove ho incontrato alcuni ragazzi del campus che son stati simpatici. Va beh i giorni a venire li ho passati tra pulizie, qualche uscita con la mia vicina e i suoi amici (che non fanno per me – specie dopo aver provato a giocare a calcio dopo un’ora e mezza di jogging e le gambe stavano per partire – lei però è molto simpatica), esplorazioni romane, tra cui la mia avventura al Circolo Omosessuale Mario Mieli e se ci penso rido ancora di come ho dovuto aprire tutte le porte, disturbare una psicologa con un suo paziente e un altro signore per capire dove fosse la segreteria (ma non capendo comunque) perché la porta era rotta e anche tirando non si apriva. Dietro a questa porta, sentendomi un po’ Lara Croft in Tomb Raider, vedevo delle scale e altre porte, ma non capivo come accedervi. Alla fine ho avuto la “brillante” idea di bussare e mi ha risposto qualcuno dicendo di tirare più forte la porta, così son riuscito ad interagire con questo ragazzo del circolo, dopo minuti girovagando nella sede desolata.
Lo stesso giorno è arrivato il mio coinquilino, che resterà per solo due mesi, e all’inizio pensavo fosse una sfortuna, perché è simpatico, abbastanza pulito (non come me comunque, io sono molto pulito nella scala della pulizia XD) e garbato, ma poi diciamo, che oddio, non mi sono ricreduto ma conoscere nuova gente non fa mai male, specie se dopo qualche giorno, comprendi che il tuo coinquilino è super cattolico e sicuramente omofobo. Questo l’ho capito ieri sera, quando abbiamo fatto un’altro barbecue con i ragazzi del campus (Tra cui molti nuovi, e se non l’ho detto prima, abbastanza stranieri. C’era anche una ragazza americana che ho costretto a dialogare in inglese con me XD tra l’altro avevo già conosciuto una ragazza la seconda sera che mi sta sempre più simpatica, ed ha la mentalità giusta) si è versato da discorsi politici (come può una persona del sud essere di destra?? da sempre la storia ci ha insegnato che la destra sostiene i capitalisti e si fa pochi scrupoli della gente comune, sarebbe come se un omosessuale appoggiasse la Lega) a discorsi religiosi (fino ad arrivare a mettere in discussione le teorie di Darwin – meno male che era quasi l’unico) e ha fatto anche una battuta omofoba stupida del tipo “Il colmo per un ricchione è avere le orecchie come quelle di Nichi Vendola” a cui nessuno ha riso meno male, perché era proprio senza senso. Da qui parte la mia idea della playlist LGBT.
Altri aggiornamenti qui a Roma riguardano anche il mio test d’accesso, fatto ieri e appena uscito volevo andare a buttarmi sotto una macchina per quanto male penso sia andato, se non mi prendono non ho un piano di riserva e non voglio nemmeno averne uno! *Suicide: mode On* LOL

Love or Die Playlist (Pt. 1)

Pubblicato: 3 settembre 2011 in Uncategorized

E’ da tantissimo tempo che non scrivo sul blog, eppure questo è un aggiornamento non convenzionale. Questa è la mia playlist dei sogni (parte 1 perché la parte 2 parlerà di una playlist pop, e non volevo mischiare il tutto) canzoni da isola deserta insomma!

1. Amy Winehouse – He can Only Hold Her
2. Antony and The Johnsons – Bird Gerhl
3. Arcade Fire – Neighborhood #1 (Tunnels)
4. Björk – Who Is It (Carry My Joy on The Left, Carry My Pain on The Right)* [Album Version]
5. Yeah Yeah Yeahs – Maps
6. Brandi Carlile – Before It Breaks
7. Cold War Kids – Hang Me Up To Dry
8. Coldplay – The Scientist
9. Crystal Castles – Celestica
10. The Cure – Pictures of You
11. David Gray – Babylon
12. The XX – Heart Skipped a Beat
13. Fanfarlo – Comets
14. Feist – I Feel It All
15. Florence + The Machine – Falling
16. Gossip – Standing in the Way of Control
17. Jeff Buckley – So Real
18. Kate Nash – Nicest Thing
19. Laura Marling – I Speak Because I Can
20. Lykke Li – Sadness Is a Blessing
21. MGMT – Kids
22. Modest Mouse – 3rd Planet
23. Patrick Wolf – Count of Casualty
24. Patty Griffin – Top of The World
25. PJ Harvey – England
26. Radiohead – Let Down
27. Warpaint – Undertow
28. Bon Iver – Flume

*Siccome volevo creare una playlist abbastanza lineare, ho cercato non solo per Björk ma anche per altri di non mettere più di una canzone per ogni artista , ma da isola deserta sono anche Ancestors, Cocoon, Undo, Pagan Poetry.

2 giorni fa è morta Amy Winehouse. Ne sono rimasto sconvolto… Non solo dalla notizia ma anche dalle varie reazioni della gente… Mi hanno dato molto fastidio coloro che volevano spostare l’attenzione sui morti nella strage in Norvegia o dei bambini che muoiono ogni giorno di fame. Io penso che c’è spazio per tutti, nel nostro “Muro del pianto”. Non esistono persone di serie A e persone di serie B. E personalmente non sono stato ipocrita. Io amavo Amy e rimasi terribilmente affranto quando vidi, in uno dei video del mini tour che aveva appena iniziato, in che stato versava… La droga ha succhiato via il suo talento, ha succhiato via la sua essenza.. E si sono anche arrabbiato per questo. Con lei, con i suoi genitori, con chi si definiva suo migliore amico. Le persone si possono salvare, e nessuno ha salvato Amy. Lei era troppo fragile… E ho sentito alcuni ripetere “Se l’è cercata”. Ma dove?!? Uno non se la cerca la morte, uno non prende droghe se ha trovato la felicità nella vita. “Aveva tutto”. Forse quello che dobbiamo ricordare, è proprio che la felicità non si può comprare. Lei aveva il talento, il successo, la fama, la ricchezza, ma non aveva quello più importante per sopravvivere. Non parlo di sopravvivenza fisica, ma di quello che tiene in vita la nostra anima.

 

Non venite a dirmi che non la conoscevo, io la conoscevo eccome. Tramite la sua musica. E chiunque mi abbia trasmesso delle emozioni merita un mio pensiero. E’ come se fosse morta un’amica. E tu ti permetti di dire ad una persona “Muoiono tanti altri al mondo”? E’ indicibile.

 

 

Amy era un essere umano, e noi umani vogliamo sembrare cosi forti… ma in realtà siamo così fragili, ci spezziamo e voliamo via come foglie al vento. Ci facciamo trasportare via dalla corrente e chissà dove andremo a sbattere. Ricordatevi ogni tanto che siamo essere umani e sembra proprio che non sia cosi facile. “I would give my life to be human” canta Ellie Goulding.

 

Amy ora non c’è più, è un’altra vittima di questo sadico gioco che noi umani ci divertiamo a chiamare vita. Ma Amy non sparirà dai nostri cuori, né dalle nostre anime. La sua musica me la ricorderà per sempre… Così come Aaliyah, Jeff Buckley, Janis Joplin e Michael Jackson. Che possa finalmente trovare quella pace che la vita si dimentica spesso di donarci.

 

Riporto il commento della mia amata Kelly Clarkson, che ancora una volta si è dimostrata la più umana, sensibile e sincera di tutti. 

I heard the news about Amy Winehouse. I’m incredibly sad. I didn’t know her but I met her a few times and got to hear her sing before she blew up. She was a beautiful and talented girl. I’m angry. What a waste of a gifted person. What a shame she saw no hope and continued living her life in that manor. I have been that low emotionally and mentally and that is overwhelming. I keep asking myself why some of us are spared and the others are made examples. I’m very angry and sad. I don’t know why it’s bothering me so much. Sometimes I think this job will be the death of us all, or at least the emotional death of us all. Maybe that is why as a little kid in sunday school I learned that God didn’t want false gods or idols. I thought it was terribly selfish of God as a child but I think I get it now. He didn’t want us following people or things that are imperfect and not so much for the followers but for the gods and/or idols who will never be what everyone wishes or needs them to be because we are made imperfect. He knew we wouldn’t be able to handle the pressure, the shame, the glory, or the power the spotlight brings. I am distraught. I am also extremely grateful and thankful for the people who love me and support me. Without such amazing friends and family who knows where I’d be. My thoughts and prayers are with her friends and family. I am so sorry for your loss. I pray for peace in your hearts.

 

E’ il primo album di Patrick Wolf che ascolto e sicuramente non sarà l’ultimo. Si tratta del suo ultimo album, “Lupercalia”, originariamente “The Conqueror” previsto come follow-up di “The Bachelor”, che inizierò ad ascoltare dopo aver finito di assaporare per bene questo suo ultimo album. Oltre ad essermi stato consigliato da una ragazza conosciuta su una pagina di FB, Patrick mi ha attirato soprattutto per la sua storia. Patrick è gay ed è fidanzato da molti anni, e mi sembra a breve dovrebbe unirsi civilmente con il suo ragazzo. Questo potrebbe centrare ben poco con la musica, senonché quest’album è un inno all’amore, un album che tutti vorremmo dedicare all’amore della nostra vita. Vorrei aggiungere un appunto, le canzoni sono completamente scritte e composte da lui, e caspita! I testi sono bellissimi e le canzoni musicalmente stupende. Al momento è nella mia top 5 degli album preferiti del 2011, per questo ho deciso di proporre un’analisi dettagliata e personale di ciascuna canzone, o quasi.

1.  The City: 10

E’ musicalmente perfetta! Il piano si mescola al sassofono in maniera sublime, riportandoci indietro nel tempo agli anni ’80 dove tutto sembrava cosi spensierato. Inoltre, il sassofono conferisce alla canzone un’impronta nostalgica che ci porta a considerare l’amore e la vita da tutt’altre prospettive. Allo stesso tempo il testo denuncia i dogmi della società di oggi, che permettono di ostacolare l’amore in qualsiasi modo. “Non permetterò che la città distrugga il nostro amore”, Patrick lo canta chiaramente, dove “città” rappresenta una chiara metafora della società. Società intasata da quel materialismo che viene sintetizzato nel middle eight:

“Not about the debts you made
The car we never had
The house we never owned
Darling don’t look so sad
It’s about that day we kissed
Down by Niagara Falls
It’s about the keys, the keys, the keys to my heart you hold”

L’amore non dipende dalle cose materiali, si può essere liberi di amare anche quando non si possiede nulla, se sempre ricordiamo quali sono veramente le cose importanti. Non bisogna permettere a niente di intaccare l’amore e la felicità.

2.  House: 10

Altro diamante dell’album, che porta a considerarlo “anthemico”. Si parla di quella pace che si percepisce quando si è a casa propria, quel senso di sicurezza, che viene suggellato dalla presenza dell’amore con cui condividere una e più vite. Il video poi è davvero stupendo.

3.  Bermondsey Street: 9.5

Patrick ci insegna che l’amore non ha sessualità. L’amore è Amore, non ha delle regole, dei principi da seguire. Non ha barriere, è più forte di qualsiasi cosa. “Tiene il sole nel palmo di una mano e ride in faccia all’uomo cinico”. Non bisogna vergognarsi dell’amore, di quei limiti che ci pone la religione o la società facendoci provare paura di vivere il nostro amore alla luce del sole. Bisogna essere orgogliosi di saper amare.

4.  The Future: 9

Il titolo parla chiaro. L’argomento principale è il futuro, strettamente legato all’amore.

5.  Armistice: 6

E’ l’unica a cui ho dato un voto cosi basso nell’album perché sembra abbastanza estranea al resto. Peccato, il titolo era promettente.

6.  William: n/r

Dura pochissimo e si presenta come un confine tra le due metà dell’album. La prima molto luminosa, la seconda più oscura. William è il suo ragazzo e la canzone si presenta quasi come una breve poesia dedicata a lui.

7.  Time of My Life: 10

E’ la break-up song dell’album, nonostante alcuni la definiscono addirittura felice, forse per il suo ritmo, ma è fortemente nostalgica e si alternano molte emozioni, dalla tristezza, alla voglia di sopravvivere e combattere ad un amore finito. Patrick ripete in modo martellante “Happy without you”, quasi per convincere sé stesso che sia effettivamente così. E allo stesso tempo ringrazia questo amante che ha contribuito a rendere migliore la sua vita. “Thanks for the time of my life”.

8.  The Days: 8.5

Parla di solitudine e di aspettare qualcuno che ci porti via da quella vita tediosa e vuota che spesso ci assale. E’ la ballad dell’album, si presenta in veste molto “operatica”.

9.  Slow Motion: 9

Incontrare il primo amore e aspettare un suo bacio per risvegliarsi e iniziare a vivere. Smettendo di vivere la vita in “slow motion”, trovando infine qualcuno con cui viverla. E’ una delle poche in cui sentiamo l’influenza della folktronica, ed è proprio lo strano beat elettronico che invade la canzone ad un certo punto a renderla bellissima, confondendosi con le influenze barocche, che possiamo percepire in tutto l’album.

10.  Together: 7.5

Ancora l’amore è il tema principale, influenzata anche questa dagli anni ’80 e dalla folktronica che si mescola ai violini nella parte finale.

11.  The Falcons: 8.5

Una ottima traccia per chiudere l’album; rappresenta un inno all’amore.

Voto Finale:  8.5

Heart Skipped a Beat

Pubblicato: 5 luglio 2011 in Uncategorized

Odio questo momento. Oggi mi ritrovavo in macchina sul sedile posteriore*  e pensieroso, guardando verso l’esterno, mi è successo ancora. Parlo di quell’attimo in cui ti smarrisci per un istante, pensi che i tuoi sogni non si realizzeranno mai e il tuo cuore salta un battito** e hai paura del mondo che ti circonda, senti una sorta di claustrofobia invaderti ed è come essere intrappolati nel proprio corpo e non sai come oltrepassare il confine. Oggi mi è accaduto ancora, di solito lo percepisco quando penso a dov’ero prima di nascere e dove sarò dopo la morte. Non ho paura di essere dimenticato, solo di scomparire, in questi momenti.

Vi lascio due canzoni, relative ai riferimenti nel testo. La prima parla proprio di questa pace che c’è nel sedile posteriore di un auto, specie se si è da soli e non si è vincolati a parlare, ma si può pensare e perdersi tra i pensieri.

Just Me, Myself and I

Pubblicato: 5 luglio 2011 in Uncategorized

L’estate è sempre così solitaria.

Molti considerano la solitudine come una condanna. Forse perché è la società che ci inculca quest’idea. Isolarsi significa in qualche modo essere asociale, distaccarsi dalla società e dai suoi valori. Come i decadenti possiamo dire, accomunati da un forte individualismo. Penso invece, che la solitudine sia una benedizione, se si riesce a sopportare se stessi. Da modo di far avanzare di livello la propria anima, di comprendersi fino ai meandri più segreti, più oscuri quasi. Sono quelle le persone di cui mi fiderei, coloro che non considerano negativa la solitudine, perché so che non hanno bisogno di attaccarsi alla prima persona che hanno affianco, ma si avvicinano a certe persone perché ne sono interessate veramente. Il loro affetto sarà sempre sincero, perché sapendo stare con se stessi, saprai sempre che non ti cercheranno mai per convenienza, ma perché ti vogliono bene e ne hanno un bisogno psico-fisico. Personalmente mi ritengo una di queste persone, che sanno stare da soli e apprezzare la solitudine. Anche se alcune volte percepisco degli attimi di smarrimento, amo la solitudine. Amo il silenzio che intacca quello che mi circonda, leggere un libro a luce soffusa perdendo la cognizione della realtà… Amo guardare un film al buio o riempire il silenzio con la mia musica. Ma non significa che non ami stare tra le persone, anzi… Anche se, io considero l’Amore superiore all’Amicizia. Molti dicono che i ragazzi passano ma gli amici restano, ma se è la persona della tua vita, è totalmente diverso. Una persona ha più amici, ma un solo amante. Bisogna sentirsi unici in questa vita, non uno dei tanti. Una è la vita e noi dobbiamo essere unici. Dobbiamo aver quel qualcuno per cui morire e quando troveremo quella persona, possiamo dire di aver vissuto. Eppure io non so nulla di Amore e di Vita, ho solo 18 anni.

Spero di non perdere mai la speranza nell’Amore su questa Terra.

Istruzioni

Pubblicato: 3 luglio 2011 in Uncategorized
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Finalmente mi sono deciso ad aprire un blog! Il mio nome è Shari, anche se, se avete trovato questo blog, saprete già chi sono. Mi chiedono spesso se questo sia il vero nome, e purtroppo o per fortuna lo è. Sono nato già con un nome diverso da quello delle masse, spero di essere anche una persona che un giorno possa veramente distinguersi per qualcosa di buono. Anche se non mi sarebbe dispiaciuto qualcosa di più ordinario, anche il secondo nome di mio nonno, “Raffaele”, mi sarebbe stato bene. Ma forse non è il nome a fare la persona…

Perché ho aperto un blog? L’ho fatto non perché sono cosi presuntuoso da ritenere che quello che ho da dire interessi a qualcuno. Per questo rappresenterà più che un diario, che un blog di libera informazione. In ogni “pagina” virtuale cercherò di mettere sempre qualcosa che in qualche modo mi appartiene, evitando però che sia segreto, ma pubblico. Da un po’ di tempo ho adottato una nuova filosofia di vita: aprirsi agli altri è l’unica via per migliorarsi e migliorare il mondo. Quindi, arriverò a scrivere di tutto qui, senza vergogna. Oddio forse mi limiterò a non sbandierare troppo in giro i miei successi, non ho bisogno di essere acclamato, anche se non nascondo che i complimenti fanno sempre piacere.

Il blog è cosparso da titoli di canzoni se notate. Da “Empty Room” (Arcade Fire) al posto di About, che nasconde il video di “Rabbit Heart” di Florence + The Machine, al piccolo schermo a sinistra che mostra il video di “Cocoon” di Björk. Da “The Desperate Kingdom of Love” (PJ Harvey) a “Useless Desires” di Patty Griffin. Persino l’indirizzo del sito si riferisce ad una canzone, esattamente a “Who is It”, ancora di Björk. Vivo di musica, e non lo dico con la stessa leggerezza con cui fanno molti. Parlerò più di musica che di altro probabilmente in questo blog e ci tengo veramente a far conoscere la buona musica.

Non credo in Dio, ma negli umani e nonostante tutto, alcuni di loro sanno essere così dannatamente divini.